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Nei primi mesi di vita il bambino si comporta come se volesse conoscere attraverso la bocca tutto ciò che è alla sua portata: morde, lecca, assaggia tutti gli oggetti che riesce a raggiungere. Questo per lui è il modo migliore per scoprire e riconoscere gli oggetti, la loro forma, il loro sapore e odore.
Dopo l’anno il piccolo incomincia a capire che il mordicchiare attira la simpatia di mamma e papà; allo stesso modo il bambino più grandicello può utilizzare il morso per attirare l’attenzione degli altri su sé stesso e infine morde perché vuole comunicare. Più il bambino cresce, più il morso viene utilizzato quando c’è frustrazione, cioè impedimento ad una comunicazione più naturale.
Solo dopo i due-tre anni diventa un modo deliberato per esprimere rabbia e intimidire i coetanei. Per loro è un percorso di conoscenza, tuttavia le forme violente devono essere bloccate con fermezza. Il piccolo che l’ha inflitto (ai genitori, ad un amichetto, al fratellino) non ha probabilmente capito che il suo gesto fa male. Se il piccolo ha meno di due anni ed è nel periodo in cui mastica e mette in bocca tutto, è consigliabile offrirgli dei giochi che possono essere morsi (anelli o forme di plastica dura), piuttosto che negargli questo suo modo di scoprire e conoscere le cose. Se invece è più grande e morde quando si arrabbia, chiedetegli di spiegarvi il motivo della sua rabbia, mentre se morde per ottenere un giocattolo da un amichetto, fategli capire che le cose si possono chiedere con le parole e per piacere.
Non usate sistemi violenti nei confronti di vostro figlio se dovete punirlo perché morde: questo infatti confermerebbe nel bambino l’idea che soluzioni violente, morso compreso, dunque, possono servire a far valere i propri diritti. Per prevenire al problema sarebbe corretto iniziare:
Mary Merenda
Insegnante di scuola dell’infanzia